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Artisti - Carlo Vitali

Nell’intricato, affollatissimo e chiassoso mondo artistico d’oggi , imbattersi nella pittura
di Carlo Vitali è una lieta sorpresa: dobbiamo ringraziare il caso che ce l’ha fatta
incontrare e ci ha permesso di sostare in silenzio davanti a queste nature morte. Da molto
tempo non ci era capitata davanti un’arte così netta, lucida semplicità e verità, di così,
diciamo la parola) incompleta naturalezza, in cui non c’è la minima traccia d’enfasi, il
minimo sospetto di presunzione.
In altri tempi l’arte spesso si aprì a silenzi vasti e musicali. Nella nostra epoca, invece,
prevale lo squillo delle trombe pubblicitarie e il conseguente torpore percettivo del
pubblico.
Per fare il punto, ci conviene tornare a Baudelaire che diceva: “la pittura è una evocazione
magica” e valutava le opere per la somma di idee e fantasie che sapevano offrire, e per come
riuscivano a svegliare e nutrire le intelligenze degli osservatori. La prima cosa da
consigliare è di sostare davanti ai dipinti e lasciarsi lentamente conquistare. Siamo in un
interno, senza accenni a finestre e porte. Non c’è che la parete dietro il piano su cui
stanno gli oggetti: non accatastati disordinatamente, ma neppure disposti in modo
prefissato, messi piuttosto in modo da poter essere disponibili e spostati quando che sia.
Si tratta di oggetti (lo si sente subito) legati da simpatia con l’abitatore di questa
stanza, scelti da lui, che vivono con lui, che riassumono ore ed ore di lavoro solitario,
silenzioso, pacifico, e su cui l’artista riflette la propria enigmatica, intensa
interiorità.
A questa affinità che collega l’artista agli oggetti che si è scelto, corrisponde l’affinità
che si vuole provocare nel futuro osservatore, il quale è sollecitato a mettere in luce la
propria interiorità ed a liberare la propria immaginazione. Gli oggetti, quindi, sono solo
la linea di partenza per le regioni dello spirito: con l’aiuto dell’onda musicale che
percorre il dipinto, le immagini si smaterializzano sempre più. Fino a sparire. (…) Le
nature morte di Carlo Vitali sono veramente vite silenziose. Sono collegate alla particolare
individualità dell’artista che le ha create ma, entrando nella sfera metafisica, prendono un
carattere universale, carattere a cui l’arte deve sempre attingere.

Tratto da
Vittoria Corti (1999), Carlo Vitali, Galleria Tornabuoni: Firenze

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